Rapporto intergenerazionale
È necessario promuovere un interscambio fra le generazioni e l'apertura verso una società per tutte le età, evitando le emarginazioni e rimuovendo gli ostacoli che impediscono la dignità, l'autorealizzazione e il benessere personale. Va promossa, quindi, una nuova cultura dell'età anziana, incentivando azioni positive volte a valorizzare il ruolo attivo delle persone anziane ed il rapporto di reciprocità fra generazioni, basato su una solidarietà che sappia valorizzare il potenziale positivo di ciascuna età della vita.
Il cittadino anziano protagonista
Le persone anziane non sono semplici fruitori dei servizi sanitari, ma protagonisti ed alleati per conseguire gli obiettivi di salute. Il ruolo delle persone anziane, poste in grado di interagire con i servizi sanitari, non è una variabile indipendente rispetto alla riorganizzazione dei servizi volta ad affermare la centralità della persona e lappropriatezza della prestazione sanitaria. Le persone anziane e le famiglie possiedono risorse proprie. Il perseguimento della salute chiama in causa le capacità e le competenze accumulate dalle persone nel volgere delle generazioni (fattori relazionali, energie personali, attitudini e consuetudini di vita).Tali risorse, se adeguatamente valorizzate possono diventare una sorta di valore originale, peculiare e insostituibile per affrontare i bisogni soprattutto quelli complessi. È necessario quindi che i servizi sanitari e sociali si combinino più con i saperi della vita quotidiana, per conseguire un livello qualificato ed appropriato della prestazione sanitaria. E possibile che tali risorse interagiscano maggiormente con il servizio sanitario?
Cittadinanza attiva delle persone anziane
Le istituzioni pubbliche, le forze sociali e culturali, gli operatori, sono chiamati a promuovere a tutti i livelli, azioni positive volte a conseguire insieme alle persone anziane ed ai cittadini finalità di salute e di benessere. Questo può essere realizzato dando vita a forme di amministrazione condivisa, volte a coniugare le richieste di autogoverno che giungono dalla società civile con quelle che giungono dalle istituzioni. Le azioni positive volte ad affermare una cittadinanza attiva nel campo della salute dovranno facilitare lespressione della domanda delle persone anziane e delle famiglie così da:
- rappresentare ed esprimere se stessa;
- interloquire nella progettazione, nella valutazione della qualità e dei risultati attesi;
- condividere responsabilità nelle soluzioni con iniziative di autoorganizzazione e di reciprocità.
LEuropa dello scambio intergenerazionale
A tale proposito si segnala il testo definitivo del documento elaborato dalla Convenzione europea dei giovani (adottato a Bruxelles il 12 luglio 2002 e reperibile all'indirizzo
http://european-convention.eu.int/youth.asp?lang=IT&Content=intro
).
Questo documento sembra offrire delle proposte concrete per camminare verso "quell'orizzonte dei principi-valore che ci guidano anche nella nebbia". La prima richiesta che viene fatta dai giovani é proprio quella di un' Europa dei valori, i valori fondamentali della pace, della tolleranza...; in secondo luogo chiedono un' Europa dei diritti, ma non dei diritti derivanti dagli ordinamenti statuali o dall'appartenenza all'Unione europea.
Essi aspirano ad un'Europa fondata sul rispetto dei diritti umani. La cittadinanza europea diventa perciò per questi ragazzi la partecipazione alla costruzione di un'Europa fondata sulla sintesi di valori e diritti universali che sono ormai i soli due pilastri che possono reggere alla globalizzazione dei popoli e delle economie. Si legge nel testo dal testo un'altra affermazione."Noi membri della convenzione europea dei giovani siamo pronti a forgiare il futuro della nostra generazione, il futuro del nostro continente".
Questi ragazzi quindi offrono le loro energie, le loro idee per una partecipazione alla costruzione di una "convivenza civile" basata sull'impegno rigoroso e protratto nel tempo. È l' esatto opposto del mondo delle scorciatoie, dei guadagni facili in borsa, del tutto e subito. Per spiegare cosa significhi partecipazione, cittadinanza attiva, impegno, si può ricorrere ad una famosa favola di Esopo.
«Un contadino, giunto ormai alla fine della vita chiamò i suoi figli e disse loro: Figli miei io me ne vado, voi cercate nella vigna e trovate quello che ci tengo nascosto. Quelli pensarono ad un tesoro sepolto e appena morto il padre misero sottosopra con la vanga tutta la vigna. Tesoro naturalmente non ne trovarono, però la vigna vangata a fondo produsse una straordinaria quantità d'uva.»
È bello pensare di vivere in una democrazia ereditata dai "nostri Padri": questi padri non hanno conosciuto la destrutturazione temporale , l'appiattimento sul presente. Avevano ben chiaro il significato della fatica e dell'impegno messo al servizio di un progetto e di un ideale.
La democrazia non possiamo considerarla alla stregua di una eredità da trasformare in rendita senza nessun investimento. Essa va coltivata proprio come la vigna che avevano ricevuto in eredità quei tre figli.
Tutto questo sarà possibile solo attraverso uno scambio intergenerazionale autentico in cui l'esperienza di vita personale, di impegno pubblico e sociale venga trasmessa in modo appassionato ai più giovani che spesso diventano invece solo il target dei settori commerciali e di marketing che vedono in questo tipo di utenza la chiave per poter espandere i propri interessi. È l'autenticità del rapporto che rende efficace il messaggio. L' Europa del benessere che però registra un sensibile calo demografico, ha bisogno di giovani attivi quale fonte di idee innovative ma ha anche bisogno delle parole di Goethe. " colui che non è in grado di darsi conto di tremila anni rimane al buio o vive alla giornata".
Lelaborazione di un progetto intergenerazionale
È necessario avere un progetto collettivo per la Repubblica di San Marino del Terzo millennio. Un progetto di società che non è solo la somma di progetti individuali: se in unorchestra ognuno suona per conto suo, il risultato è assordante. Per avere larmonia, è assolutamente necessario concepire un progetto di società concreto pensando alla collettività, non solo alla nostra vita individuale. Un progetto di consenso, che sappia andare oltre gli steccati ideologici, un progetto per una comunità democratica, solidale, aperta.
Un progetto attorno al quale discutere tutti insieme, che coinvolga tutti, cittadini e politici, un progetto di dialogo e di costruzione che ci faccia sentire partecipi.
Una Repubblica solidale
Oggi la solidarietà ha molte dimensioni, si manifesta fra persone, fra comuni, fra popoli, dentro e fuori i confini del nostro paese. Se vogliamo parlare di solidarietà entro i nostri confini - ben inteso senza chiusure, senza esclusioni - ci sono almeno due progetti che occorre elaborare: la solidarietà nello stato sociale e la solidarietà intergenerazionale.
Lo stato sociale va ripensato e adattato ai nuovi bisogni di una popolazione più instabile nei modi di vita, che rifonda delle famiglie, che cambia lavoro e domicilio più volte nella vita. Alla maggior mobilità delle persone non possiamo contrapporre un sistema sociale immobile. Se non avessimo la forza di costruire un consenso attorno ad un ripensamento della stato sociale che tenga conto dei mutamenti della società, rischieremmo di soffocare la solidarietà tra le persone, lasciando senza risposta sofferenze e disgrazie individuali.
La solidarietà intergenerazionale è un altro ingrediente essenziale della coesione sociale. Oggi in una società con una forte componente di persone con più di 65 anni, in buona salute, cariche di vitalità e con prospettive di vita prolungate rispetto al passato, è tempo di modificare il nostro modo di considerare la terza e la quarta età.
È fondamentale gettare il seme di una nuova cultura, la cultura della solidarietà intergenerazionale, una cultura che sappia sviluppare un dialogo fra le generazioni. Solidarietà intergenerazionale vuol dire anche guardare al futuro, al futuro delle giovani generazioni. Vuol dire percorrere le strategie di sviluppo sostenibile e durevole; operare per una ridistribuzione più giusta delle risorse, ricercare equilibri ambientali e di giustizia sociale; perseguire obiettivi di pace.
Le politiche per gli anziani richiedono flessibilità, differenziazione, coinvolgimento, comunicazione e interazione di tutte le classi di età. L'identità sociale degli anziani nel contesto culturale del nostro tempo non può prescindere dalla percezione di sé come elemento di una rete di interdipendenza tra tutti i soggetti sociali.
In questa prospettiva l'obiettivo è un'integrazione armonica degli interventi di tipo sociale, culturale, assistenziale e sanitario.
Invecchia bene l'anziano che sente di avere ancora qualcosa da offrire alla società, ma trova anche un equilibrio ed un benessere maggiore quella società in cui gli individui invecchiano bene.
Concepire la vecchiaia in modo attivo dunque non giova solo ai vecchi ma giova soprattutto alla società stessa: tenere attiva la popolazione anziana è, sempre più, tenere attiva una fetta consistente di popolazione e dunque affermare un nuovo modello politico-culturale che guarda all'età anziana come ad una età ancora socialmente significativa.
Se non vogliamo che i mutamenti demografici si traducano in uno sconvolgimento antropologico-culturale-sociale, gli scenari delle politiche sociali dovranno mutare nella direzione di una solidarietà tra le generazioni.
Si tratta di elaborare un progetto volto a promuovere una cultura intergenerazionale, a muoversi controcorrente rispetto allattuale situazione sociale caratterizzata da una grande transitorietà dei modelli culturali, sociali e da una grande instabilità nei rapporti fra le generazioni.
Il divario tra le generazioni potrebbe diventare elemento di grande conflittualità se in qualche modo non impariamo a leggere nelle generazioni che ci precedono quello che siamo stati e nelle generazioni che ci seguono quello che saremo.
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