IL VIAGGIO DELLEROE - VIAGGIO NELLA MEMORIA
NON RECIDERE, FORBICE, QUEL VOLTO, SOLO NELLA MEMORIA CHE SI SFOLLA
Il Viaggio dell'Eroe è un progetto creato dalla collaborazione tra il Museo dell'Emigrante di San Marino e la compagnia teatrale A.Martelli di San Marino. Si tratta di un vero e proprio laboratorio teatrale sull'emigrazione rivolto ad anziani e a giovani studenti, con i seguenti obiettivi socio cultuali:
a) Valorizzare il ruolo dellemigrante nelle esperienze di vita per la ricostruzione di un ethos collettivo: lemigrante come educatore, come depositario/archivio della memoria storico sociale culturale, come risorsa per il recupero e la costruzione di una ridefinita identità di cittadini.
b) Visitare la memoria dellemigrazione attraverso il linguaggio del teatro; affrontare, attraverso la pluralità dei linguaggi, le tematiche relative al passato e al presente dellemigrazione. Il tema della s-partenza (lo strappo, la disperazione, la separazione, lo sdoppiamento della partenza); il rischio della perdita dei sistemi di sicurezza abituali; la necessità delladozione di un nuovo modo di essere e di pensare; la partenza-arrivo-permanenza allestero, la paura dellaltro, le paure dellignoto; la riaggregazione con gruppi culturali diversi, labilitarsi allo stare dentro in altre situazioni senza perdere lantica appartenenza. Inchiesta sul sentire, sulle emozioni, sugli atteggiamenti, sulle condizioni, sullimmaginario, sul vissuto del dolore, della speranza.
c) Coinvolgere in un progetto comune con la creazione di uno spettacolo teatrale: gli anziani, protagonisti del fenomeno migratorio e gli studenti, eredi di una società modificata dal lavoro e dallimpegno dei primi, per la costituzione del rapporto fra identità e la costruzione di un contesto sociale che comprenda e valorizzi al suo interno identità diverse e culture altre, consentendo di sviluppare un senso di appartenenza nei confronti della propria comunità.
Il progetto si è realizzato in tre momenti, i primi due inizialmente separati e successivamente integrati nel terzo:
- Laboratorio di Teatro sperimentale per anziani
- Laboratorio di Teatro sperimentale per giovani
- Laboratorio di Teatro sperimentale per giovani e anziani.
Laboratorio di Teatro sperimentale per anziani
Attori dilettanti, attori muti, attori parlanti che mai hanno calcato le scene.
Resistenze, timidezze, paure, angosce, ricordi belli e brutti, felici e strazianti; ma, dovè il personaggio? Come possiamo convincere, far capire a questi scrigni viventi che la memoria storica non può e non deve morire. Come possiamo far capire che il racconto è dare un significato alla propria vita per scolpirla nella storia? Non vogliamo il raccontino e nemmeno un elenco di date e di fatti, vogliamo raggiungere lessenza, lesplosione dei sensi, delle emozioni, lorigine e la grande e prepotente forza che ci piace chiamare il coraggio della disperazione. Quella molla che ha spinto e tuttora spinge gli uomini di un mondo verso un altro mondo, verso un altro pianeta fatto di costumi e vite completamente diversi, un salto nel buio dellignoto assoluto lontano dal caldo e rassicurante nido dappartenenza. Andare alla ricerca di questo, di un passato emozionale scolpito in una memoria che cercheremo di rilevare, di rappresentare, per far capire il valore del viaggio e dellavventura presente nelluomo fin dalle prime origini della mitologia per arrivare ad un presente di un mondo sempre più concreto e meno fantastico caratterizzato da violente contraddizioni. Una sfida difficilissima e complicata, alla ricerca delle radici del messaggio universale delluomo e sul significato della sua esistenza per riempirlo di contenuti veri, pregnanti di storie vissute, vissute per davvero, fino in fondo
Laboratorio di Teatro sperimentale per giovani
Scoprire e/o ri-scoprire il mondo delle emozioni attraverso il lavoro su corpi e menti ancora sufficientemente vergini e nel pieno delle proprie energie per dare vigore e credibilità alle storie, ai racconti, alla vita che non è mai uguale a se stessa ma sempre densa, per chi lo vuole, di novità, passioni ed esperienze.
Il laboratorio è rivolto a studenti della Scuola Secondaria Superiore e a studenti universitari, con lobiettivo di sollecitare, con ulteriori stimoli aggiuntivi alla attività scolastica o di ricerca/studio, una interiorizzazione profonda di categorie che nella prospettiva di un ingresso consapevole nel mondo degli adulti saranno al centro dellinterpretazione dei fenomeni sociali; di padroneggiare il linguaggio necessario per esprimere giudizi autonomi e per interagire con gli altri; di maturare una capacità selettiva e valutativa che conduca a un esercizio effettivamente autonomo dei diritti politici in una società democratica. Proporre ai giovani momenti di attività non scolastica, in senso tradizionale, e più aperti allespressione della creatività individuale e collettiva, rappresenta il tentativo di coinvolgere gli studenti, in quanto individui e cittadini, agendo sulle modalità di sviluppo della personalità e di arricchimento degli strumenti di osservazione di sé e degli altri.
Nella Scuola Secondaria Superiore di San Marino, il Teatro si specifica principalmente, così come si è realizzato dal 1980 ad oggi, come laboratorio di analisi, lettura, interpretazione del testo .
Fare il «teatro della scuola» è unesperienza singolare che investe il vissuto culturale e progettuale degli insegnanti, degli allievi ed che ha quindi ricadute didattiche sul curricolo degli studi.
Se è vero, come è vero, che la didattica ha un senso se produce modificazioni nel comportamento culturale ed intellettuale, ebbene il teatro della scuola è il luogo in cui il senso della didattica è verificabile in modo oggettivo ed in tempi brevi. Lesperienza insegna che mediamente, nella scuola secondaria superiore, la sostanziale modifica dei comportamenti, visibile attraverso la manifestazione della affettività culturale, avviene nel corso del triennio e spesso si sovrappone alla maturazione delladolescenza, quando insomma il ragazzo e la ragazza mostrano di essere in grado di fare scelte autonome, di selezionare i saperi e di orientarsi nel futuro.
Ecco: lo scatto che apre allautonomia si realizza grosso modo nel passaggio dal secondo al terzo anno del triennio, e per linsegnante che ha seguito passo a passo la crescita dellallievo è una grande soddisfazione verificare che quellallievo e quellallieva sono cambiati, manifestano disponibilità verso la cultura, sono in grado di amare e costituire e socializzare le conoscenze. Linsegnante, che per natura professionale deve essere paziente, ha atteso a lungo, ma alla fine verifica che il suo lavoro è servito a qualcosa.
Quando a scuola si fa teatro con i ragazzi, quando cioè si scelgono dei testi, e su quei testi si compie una attività di lettura, interpretazione, ri-scrittura, recitazione; quando, stimolati da quel lavoro si mettono in campo tutte le abilità creative e tutte le competenze del saper fare inventivo; quando il gruppo si amalgama e si capisce che la prestazione del singolo ottiene rilievo e diventa significativa solo se si unisce formando-un-tutto-unico con la prestazione dellintero gruppo; quando, in altre parole, laffettività culturale diventa socializzazione della conoscenza; ecco che allora il mutamento dei comportamenti avviene in modo repentino e improvviso, e ti accorgi dopo qualche mese che quel ragazzo e quella ragazza sono diventati un altro ragazzo e unaltra ragazza, che si muovono parlano si atteggiano in modo diverso da prima. Allora si prova gusto per il proprio lavoro e si ama il proprio mestiere.
Al rientro in classe, come non far tesoro di quellesperienza e non ricalcarla nel fare didattico quotidiano, provocando situazioni di insegnamento/apprendimento non appiattite sul routinario e sul ripetitivo?
Laboratorio di Teatro sperimentale giovani-anziani
I due laboratori, in una prima fase, saranno separati e giovani e anziani saranno impegnati, ciascun gruppo nel proprio laboratorio, alcune ore settimanali, secondo un calendario di incontri concordato; dopo questa prima fase i due gruppi si uniranno, per lavorare assieme alla creazione di uno spettacolo teatrale, con un impegno inizialmente di alcune ore settimanali e, verso la fase conclusiva del progetto, più intensivo.
Oggi la disponibilità a una maggiore sensibilità e comprensione degli eventi ha a che fare con una realtà percepita anche con ansia, per le sue continue trasformazioni. È il rapporto fra leredità simbolica dellieri, abbastanza conservatrice del detto e del fatto, e il bisogno di adeguarsi alle condizioni frenetiche delloggi. Le due realtà comportano nella memoria il formarsi di continue ferite, specie per coloro che sono in età avanzata il ricorso alla loro propria mappa memoriale, ricomposta dagli ultimi bisogni, è un percorso quotidiano obbligato. Una memoria rimasta sulla pelle con la voglia di proporre risposte definitive in modo narrativo, fisso nella successione delle parole, ma ritenuto ormai non colloquiale, non adatto alla comunicazione intergenerazionale Lanziano di. oggi si trova nella stessa difficoltà relazionale del fanciullo, del portatore di handicap, del non abbiente, dellimmigrato, del dipendente continuamente ricattato dal datore di lavoro. Una sensazione di esclusione, prodotta dagli atteggiamenti di rigidità degli altri, veicolati da modelli di comunicazione ridotta, da una chiusura degli universi sociolinguistici. La constatazione di una sofferta esclusione attuale non diminuisce la forte componente dellegocentrismo collettivo, sempre legato, come nelle passate generazioni, alla conquista o al mantenimento del potere-dominio e alla trasmissione di una vernice di onnipotenza, intesa come chiusura verso laltro [Vittorio Dini, Potenza e Impotenza della Memoria, 1998].
Lincontrointegrazione fra i due laboratori insiste sul ruolo determinante della esperienza di vita insieme in un contesto di lavoro e di progetto. Tale contesto, che interagisce con i processi di costruzione della conoscenza e della socializzazione culturale, non è concepito tanto in termini di stimolo, rinforzo, di un generico stare-assieme, quanto piuttosto come un accumulo di pratiche e interazioni sociali tra individui che contribuiscono alla costruzione di significati socialmente condivisi e di risposte ai comportamenti individuali. Di qui limportanza delle esperienza di socializzazione e di partecipazione che giovani-anziani avranno modo di sviluppare e dei processi attraverso i quali si potrà verificare il progressivo comune passaggio dalla partecipazione/identificazione in una comunità sociale ristretta alla partecipazione/identificazione nella comunità sociale intesa in senso ampio.
Lidea di fondo implicita nellincontro anziani-studenti è che lintegrazione sociale e culturale degli anziani e la formazione civica degli studenti sia la risultante di una molteplicità di processi di influenze, di cui essi saranno partecipi e a cui essi saranno esposti. In particolare per i giovani i processi di socializzazione, oltre e più che dallinsegnamento intenzionale da parte degli adulti, sono infatti influenzati dalla esperienza diretta che i giovani hanno della comunità sociale e culturale allinterno della quale essi vivono.
Una riflessione che ulteriormente chiarisce il senso profondo del progetto di laboratorio giovani-anziani.
Le trasformazioni che negli ultimi anni hanno caratterizzato processi economici e sociali propongono tematiche relative alla coesione sociale ed alla solidarietà in termini nuovi e talvolta drammatici. Quanto richiesto dalle domande relative a questa area rimanda a quellinsieme di senso sociale diffuso che caratterizza il clima nel quale i giovani vivono nel nostro paese. Fra le dimensioni problematiche di particolare rilevanza si segnalano:
- problemi del pregiudizio nei confronti del diverso, legato alla difficoltà che ladolescente o il giovane oggi incontra nella fase in cui deve consolidare una immagine di sé ed una identità;
- problemi legati a situazioni in cui la diversità richiede il riconoscimento di diritti di tutela e cure specifiche (handicap, infanzia, anziani
).
Tali questioni rimandano a dimensioni socioculturali e psicologiche individuali e collettive. Rispondere significa porre attenzione ai modi in cui una società si propone di ridefinire i valori di solidarietà e di convivenza come valori fondamentali e nello stesso tempo ai modi in cui i giovani vivono queste trasformazioni e si riconoscono/non si riconoscono in queste.
Il progetto presentato, in relazione alla formazione multiculturale ed alla tutela dei diritti delle minoranze, si ispira in questo senso alle raccomandazioni ed ai pronunciamenti dellUnesco e del Consiglio dEuropa.
Negli ultimi anni abbiamo assistito in Europa a unondata di comportamenti xenofobi che ridestano angosce e orrori nelle coscienze democratiche. Artefici di questi comportamenti sono soprattutto i giovani, i quali parlano della difesa di valori nazionali, di una nuova giustizia che anteporrebbe gli interessi degli indigeni a quelli che sono dei presunti estranei rispetto a tale nazione; ma essi stessi sono in fondo emarginati, esclusi a lungo dal mondo del lavoro, la cui cittadinanza è per lo più negata. (Raffaele Rauty, La violenza annunciata
, 1992)
Le pieghe del disagio giovanile possono essere camera di incubazione e di scoppio di elementi di razzismo; ma chi questo percepisce non può limitarsi a ratificarlo, a prenderne atto, sena tentare un elemento trasformatore.
Chi non ha memoria non ha futuro: ma la memoria non la si acquista in un negozio, non si sviluppa con letà
Senza iniziative specifiche di socializzazione e integrazione culturale si può, ad esempio non avere nozione adeguata dellolocausto o della genesi storica del totalitarismo o dimenticare che lemigrazione è stata una delle necessità e condizioni storiche degli italiani e dei sammarinesi.
Il progetto si spinge in questa direzione, curando il recupero della memoria nella costruzione del processo di riproduzione sociale.
La mancanza di dimensione storica e di confronto con la molteplicità di interpretazioni dei fenomeni sociali rischia di ingenerare un equivoco potenzialmente pericoloso dal punto di vista della formazione civica dei giovani: quello del consolidare negli studenti una immagine della democrazia come un sistema politico acquisito definitivamente, una cosa scontata, quasi la democrazia fosse lambiente naturale della vita degli individui dei nostri giorni e non piuttosto il frutto di una conquista faticosa e che la storia insegna essere soggetta a rovesciamenti spesso imprevedibili e il cui mantenimento e sviluppo richiede lazione consapevole di tutti i cittadini.
Questa la situazione di partenza:
il vuoto di memoria, lassenza di radici storiche e di senso di appartenenza, lappiattimento su un presente che non ha le caratteristiche della contingenza, ma del lassismo o dellimprovvisazione interpretativa; il sentirsi isolati, drammaticamente senza passato e senza futuro proprio dei giovani; il sentirsi isolati e inutili dei vecchi, nel pronunciare parole mute o inascoltate perché non riavvolte dal cartoccio del consumo; la sconfitta di un ruolo non più attuale solo perché pare essere venuto meno il rispetto della dignità delle forme e delle stagioni della vita.
Attraverso uninchiesta che provochi un incontro fra generazioni, in un presente che ha le caratteristiche dellinquietante, le attività previste nei laboratori intendono contrastare la situazione di partenza, trasformando il vuoto in consapevolezza, lassenza in presenza, lisolamento in un essere con laltro, la parola della memoria in evento, il rispetto e lascolto dellaltro in amore di sé e difesa della vita.
Sono a disposizione i seguenti materiali:
Presentazione del Prof. Benedetto Vertecchi - Università Roma Tre
Alcune immagini dell'iniziativa
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