Il nostro Progetto di alfabetizzazione informatica per gli anziani nasce da due considerazioni generali sulle problematiche connesse allo straordinario sviluppo dell'informatica e della telematica e all'avvento, in conseguenza di ciò, della Società dell'informazione.
La prima: linarrestabile sviluppo di informatica e telematica non si configura come una semplice innovazione tecnologica, ma come un insieme di strategie e di strumenti in grado di modificare profondamente i comportamenti culturali e materiali dei cittadini.
La seconda: la maggioranza dei cittadini rischia di rimanere esclusa dal sapere, dalla conoscenza e dall'informazione sempre più riservata a chi sa dominare i nuovi strumenti informativi.
Si ripropongono, quindi, nella nostra epoca, gli stessi problemi posti a suo tempo dalla lotta all'analfabetismo come azione decisiva per la creazione di una società moderna.
Oggi lo scenario non è molto dissimile da quello di allora, se è vero che lanalfabetismo elettronico comporta seri rischi di generare un nuovo processo di discriminazione, scavando un fossato tra chi è in grado di utilizzare le nuove tecnologie e chi non è in grado di utilizzarle.
Il problema non è solo di natura culturale, ma investe la stessa dimensione della partecipazione politica e quindi, in sostanza, della democrazia.
È in questo contesto che la formazione all'uso delle nuove tecnologie di una categoria a forte rischio di esclusione, come gli anziani, diventa di fondamentale importanza nella lotta all'analfabetismo informatico e, più in generale, nella tenuta democratica della società.
Lallungamento della vita media si accompagna, nella grande maggioranza dei casi, con un miglioramento delle condizioni fisiche e mentali: di fatto entriamo in una società in fase di svecchiamento.
Le generazioni in età avanzata sono oggi chiaramente più giovani di quanto non lo fossero nel passato.
Il cambiamento radicale di concezione e misurazione della vita attiva ed inattiva è di tale evidenza da lasciare intuire le implicazioni di ordine politico ed economico; lanzianità viene praticamente abolita e la vecchiaia ridotta a uno stadio di vita che rivaluta le prospettive del resto statisticamente crescenti degli ultra ottantenni e dei centenari.
La definizione e lindividuazione della soglia di anzianità a 65 anni risulta sempre più inadeguata a rappresentare la società contemporanea e quindi a definire una popolazione così mutata nella sua struttura per età; le importanti trasformazioni demografiche in atto, con le numerose implicazioni a livello sociale, politico ed economico rappresentano la principale sfida per i paesi in via di sviluppo nei prossimi anni.
Questa lettura inconsueta degli indicatori statistici conferma che nel futuro molto prossimo avremo pochi bambini e molti giovani-anziani; avremo un ringiovanimento della vecchiaia insieme ad un aumento degli ultracentenari ed una compressione numerica molto forte della popolazione.
Il prolungamento della vita attiva è la più semplice ed immediata fra le conseguenze di queste riflessioni: si tratta in pratica di riprendere e sottolineare il frequente e ripetuto messaggio del cosiddetto "invecchiamento attivo".
Le nostre iniziative legislative mi riferisco in particolare alla Carta dei diritti della persona anziana tengono conto dellinvecchiamento attivo, cioè di un processo di ottimizzazione delle opportunità di salute, partecipazione e sicurezza, con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita degli anziani.
In sostanza il concetto di invecchiamento attivo sposta le politiche dellinvecchiamento da un approccio basato sulle necessità ad uno basato sui diritti, riconoscendo che esistono altri fattori, oltre la cura della salute, che condizionano il modo di invecchiare di una popolazione.
Infatti, i cosiddetti "pilastri" dell'invecchiamento attivo sono: la garanzia di adeguati servizi sociali e sanitari, la partecipazione alla vita comunitaria e la sicurezza dell'affermazione dei propri diritti e necessità.
In altre parole questo significa adottare approcci basati sulla comunità di appartenenza, che tengano conto delle differenze di genere e rafforzino i legami intergenerazionali.
È questo è uno degli obiettivi compresi nel progetto Over60, che tende a superare le barriere culturali in un percorso di crescita culturale continua della popolazione.
Concepire la vecchiaia in modo attivo dunque, non giova solo ai vecchi ma giova soprattutto alla società stessa: tenere attiva la popolazione anziana è, sempre più, tenere attiva una fetta consistente di popolazione, e dunque affermare un nuovo modello politico-culturale che guarda all'età anziana come ad una età ancora socialmente significativa.
Se non vogliamo che i mutamenti demografici si traducano in uno sconvolgimento antropologico-culturale-sociale, gli scenari delle politiche sociali dovranno mutare nella direzione di una solidarietà tra le generazioni.
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